Nobody’s Indiscipline: Santarcangelo, IT

Nobody’s Indiscipline Santarcangelo Festival July 2016

Facilitators: Annamaria Ajmone, Mara Oscar Cassiani, Sara Leghissa, Paola Stella Minni

Participants: Nicola Galli, Marco D’agostin, Juan Pablo Camara & Michele Rizzo, Massimo Conti & Marco Mazzoni (Kinkaleri), Eva Geatti (Cosmesi), Daniel Blanga Gubbay & Livia Andrea Piazza (Aleppo), Marco Valerio Amico (Gruppo Nanou), Francesca De Isabella & Sara Leghissa (Strasse), Leonardo Delogu & Helene Gautier & Valerio Sirna (-DOM), Ivana Muller, Riccardo Fazi (Muta Imago), Mara Oscar Cassiani

 

Schedule and locations:

10 july H:10.00-12.00 – Grotta Municipale, via Ruggeri
11 july H: 16.00-17.45 – Biblioteca Baldini, via Pascoli, 3
11 july H: 18.00-20.30 – Teorema, via Tosi 318
12 july H: 11.00-13.00 – Sferisterio, via Arrigo Faini 18
12 july H: 15.00-17.00 – Spazio Paglierani, via Emilia
13 july H: 23.00 – Piazza Ganganelli
14 july H: 11.00-13.00 – Grotta Stacchini Piazza Monache
14 july H: 18.00-20.00 – Teorema, via Tosi 318
15 july H: 11.00-13.00 – Al fiume
15 july H: 14.30-15.30 – Sferisterio, via Arrigo Faini 18
16 july H: 11.00-13.00 – Ristorante Zaghini piazza Gramsci 14
16 july H: 18.00-20.00 – Campetto basket parco Francolini, via Andrea Costa-via Montevecchi

 

Lunedì 10 Luglio

1-Grotta Municipale

Artista Nicola Galli

Nome delle pratica: Mappatura dello Spazio

Da: Nicola Galli:

Origine: Nicola Galli

Durata: 1 ora circa

La pratica è divisa in due fasi.

Una prima fase di esplorazione, mappatura dello spazio, e una seconda fase di riepilogo delle informazioni e di scrittura.

Nella prima parte, bendati, ci si addentra nello spazio, dove si registrano delle informazioni nel modo più accurato possibile per andare a mappare le dimensioni del luogo, le traiettorie che il corpo percorre, suoni, persone che si potrebbero incontrare, materiali e temperature percepite.

Il tempo stimato per la mappatura sono più o meno 20 minuti. Completata la mappatura, sempre bendati si cerca l’uscita dalla grotta. Una volta usciti e tolta la benda si accede alla seconda parte che è il riepilogo delle informazioni acquisite.

2-Biblioteca A. Baldini

Nome della pratica: Training percettivo

da: Gabriele Valerio

origine: Jasmine Hugonnet

Durata: 30 minuti

Gli esercizi proposti provengono dal Feldenkrais e dallo Yoga, associati e trasformati da Jasmine Hugonnet. La sua funzione è quella di preparare il corpo e la percezione per il lavoro fisico.

3- Biblioteca A. Baldini 

Artista Marco D’Agostin (all’interno del workshop Super-Hero-Kids)

Nome della pratica: Super -Hero

Da: Marco D’Agostin

Origine: Joseph kids di Alessandro Sciarroni

Durata: 10 minuti

Durante il laboratorio per bambini condotto da Marco D’Agostin, i bambini imparano dei super poteri per costruire il loro super eroe attraverso il programma del MacPhoto boot

Negli ultimi 10 minuti, si fa irruzione nello spazio del laboratorio con un costume da super eroe improvvisato, per farsi insegnare i super poteri dai bambini e poi ballare con loro una canzone.

Martedì 12 Luglio

4-Sferisterio

Artista Kinkaleri

Nome della partica: Alfabeto del corpo

Da: Marco Mazzoni

Origine: Kinkaleri

Durata: 1 ora

Trasmissione di un codice gestuale, che si basa sull’alfabeto. Ad ogni lettera dell’alfabeto, corrisponde un gesto. Una volta conosciuto questo linguaggio fisico, potete applicarlo a delle parole e quindi costruire del movimento in dinamica, partendo dalla concezione di una frase e di una parola. Sembra un codice chiuso, ma offre una grossa libertà interpretativa, paragonabile alla calligrafia.

La pratica nasce dalla necessità di ridare un senso al movimento, partendo dall’idea di ritrovare una forma concreta che non fosse effimera, come la scelta soggettiva ogni volta di un movimento. Abbiamo tentato di codificare qualche cosa e l’utilizzo dell’alfabeto ci sembrava importante perché dietro questa apparente astrazione si nasconde la concretezza di una parola. Doppio livello tra astrazione e narrazione.

La relazione, nata dalla scelta del gesto, abbinata alla parola è abbastanza arbitraria, è però una scelta ponderata davanti ad uno specchio, volta a creare a volte delle dinamiche a volte delle fratture in modo da poter concatenare il movimento. Tutto lo sviluppo di questo linguaggio si basa sull’utilizzo della parte superiore del corpo, in modo da permettere alle gambe di potersi spostare. Si creano delle possibilità motorie che travalicano il gesto stesso.

5-Spazio Paglierani

Artista: Cosmesi

Nome della pratica: Lamentarsi

Da: Eva Geatti

Fonti: Cosmesi

Durata: 1 ora

Il tentativo della pratica che propongo è quello di arrivare alla commozione. Vorrei arrivarci facendo un giro di lamentele, e che ci lamentassimo in un senso esistenziale. Vorrei che fosse una lamentela molto individuale e molto mirata. Non mi interessa la pratica individuale, non lavoro mai da sola, perché penso che non abbia agganci nella politica del reale. Mi metto sempre in posizioni di confronto spesso scomode così da non cadere in soluzioni “comode”. La richiesta è fare un cerchio in cui ciascuno a turno si lamenta di qualcosa, l’incipit è “mi vorrei lamentare di..”.

6-Spazio Teorema

Artista Michele Rizzo (all’interno del workshop Higher)

Nome della pratica: FLUX

da: Michele Rizzo

origine: Michele Rizzo

durata: 2 ore

Sdraiatevi a terra, rilassatevi e semplicemente ascoltate la musica techno.

Nella seconda fase ci alziamo e iniziamo a ballare seguendo il ritmo, pensando di attirare verso di sé la musica: “ you are the queen of the night.”

Si balla tutti assieme, ma concentrati su se stessi. Il campo visivo è di un metro e mezzo e lo spazio di movimento si presenta davanti a noi perché gli altri spostandosi creano il passaggi possibili. Ad un livello superiore si incomincia a lavorare con la relazione. Ogni volta che incontriamo lo sguardo di qualcun altro ci fermiamo e balliamo con l’altro, pur rimanendo in una totale autonomia di movimento, non ci facciamo influenzare dal movimento dell’altro. Incontro e separazione hanno tempi lunghi. Lavoriamo su due stati, riconoscimento dell’altro e autonomia: siamo insieme, ma soli, consapevoli dei vari stati di conoscenza, e attraversiamo nella non interruzione di movimento diversi livelli emotivi creando un flusso- flux.

7-Parco Francolini

artista Mara Cassiani (all’interno del workshop The sky was pink)

Nome della pratica: Back to the real life

Da: Mara Cassiani

Origine: Mara Cassiani // hip hop connection Zinco

La pratica si svolgerà nel campetto dove ho allestito la mia installazione con l’intento di mettere in evidenza tutti gli spazi che sono border della città, e che sono stati abbandonati. Il workshop è basato su culture che vengono scambiate online di danza, sotto culture di danza. Attraverso il workshop faccio in modo che la danza rientri negli spazi pubblici, e che esca dai teatri o luoghi deputati e che sia messa la pari di un’attività sportiva, come giocare a basket.

In questi giorni abbiamo lavorato sul fatto di come la musica contemporanea sta generando nuove danze facendo in modo che al di là di quello che si studia nelle scuole di danza, la danza abbia un suo sviluppo e su come il beat influisca sul movimento e lo porti altrove rispetto a tanti altri flussi bloccati, come quello della danza classica, etc. Tutte le danze rituali di gruppo, sottoculture sono in costante evoluzione e solitamente attaccate alla musica, al beat musicale, avanzano insieme e ognuna ha bisogno di nutrirsi dell’altra. Nella danza street (ma non è street), quella più attaccata alle musiche contemporanea, hip hop e nuovi singoli il beat si appoggia al corpo come una contrazione muscolare. Questa contrazione muscolare può essere già sufficiente per interpretare quel tipo di musica. Oltre a questo c’e’ la wave, cioè come la contrazione si propaga come un’onda nel corpo.

 

 

Mercoledì 13 Luglio 2016

 

8-Piazza Garganelli

Artista Aleppo

Nome della pratica: Autoscuola della notte

Da: Aleppo

Origine: Aleppo 

Durata: non c’è una durata fissa, tutta la notte

L’idea della notte è nata da una discussione con Livia Andrea Piazza, e da una proposta del Festival di immaginare un momento di riflessione durante il Festival. È nata pensando a quali sono i momenti dedicati alla riflessione e allo studio, e a quanto pensiamo sempre, che sia il giorno il tempo dedicato allo studio, e quanto la modernità abbia associato l’idea di riflessione all’idea di luce e di chiarezza, una tipologia di riflessione che vada nella direzione del razionale o del chiaro, e quanto, in realtà, in epoca premoderna, la notte fosse associata al tempo dello studio. Questa prima notte è legata alla nascita di questo paradigma moderno e anche all’Illuminismo, e all’associazione tra luce e ragione e tra oscurità e oscurantismo. Quello che abbiamo proposto al Festival è di spostare questi momenti di discussione, non averli più durante il giorno e di averli nel cuore della notte. Usare la notte per pensare a cosa è la notte oggi,  quale è la modalità in cui viviamo la notte oggi. Un tempo del divertimento, in cui la vicinanza è spesso maggiore, in cui le barriere sono limitate, in cui ci permettiamo di pensare e interagire in maniera diversa e la domanda è anche: in che maniera poter approfittare del potenziale di questo stare insieme nella notte e utilizzarlo come momento di riflessione. L’ebrezza, la prossimità, la mancanza di lucidità possono essere dei fattori fondamentali nell’idea di poter riflettere assieme.

L’abbiamo chiamata Autoscuola perché è un momento di lavoro e di pensiero, i contributi che saranno presenti di alcuni studiosi e di alcuni artisti sono uno spunto per una discussione comune e non semplicemente una presentazione frontale.

Stanotte Intervengono /Camilla Pietrabissa /Silvia Bottiroli + Guest all’Autobar

 

L’idea è che sia uno spazio anche non produttivo, e al tempo stesso vorremmo lasciare al termine di ogni notte un messaggio, che verrà scritto con una bomboletta in piazza a Santarcangleo, come fosse un messaggio della notte al risveglio della città.

 

9-Giovedì 14 luglio

Palestra Scuola Elementare

Artista Gruppo Nanou

nome della pratica: Preparazione corpo mente

da: Marco Valerio Amico

origine: Gruppo Nanou |Monica Francia| Mk

durata: 1ora e 30 minuti

In questa pratica non m’interessa la forma del corpo, ma la disponibilità del corpo. I punti che analizzeremo saranno: spazio/tempo/relazione. La relazione non è per me una questione emotiva ma percettiva. Presenza, azione, reazione che si crea e si genera. Ascolto di un vuoto e di un pieno che genera delle possibilità di movimento e di un’attività.

Stiamo vivendo un grosso cambiamento nella compagnia, prima eravamo più legati al racconto alla narrazione ora ogni volta che riconosciamo un racconto cerchiamo di cambiare rotta, per aprirci ad un linguaggio più astratto. Questo ha comportato ad identificare un corpo che deve essere necessariamente sportivo.

Un corpo che ha come fine il raggiungimento di uno spazio e non il raggiungimento di una forma, la forma si determina attraverso la pratica.

Diamo un punto partenza e un punto di fine. Il compito è quello di avanzare nello spazio attraverso un movimento dal centro del corpo. Proviamo a focalizzare una presa di spazio a terra da qui al punto che ci siamo prefissati evitando di rotolare e basta. Andare nel dettaglio, scapola, bacino, ma tutto all’interno di una dinamica. Apro il corpo mettendomi in una difficoltà critica di conquista di uno spazio.

Prima sarebbe molto utile un esercizio di manipolazione di Monica Francia. Attraverso la pratica di manipolazione e condivisione del peso, la persona che manipola usa il peso dell’altro corpo per scoprire degli equilibri e delle tensioni diverse del suo corpo, mentre la persona manipolata che è passiva, osserva come il suo corpo, attraverso delle trazioni reagisce e trova spazio in maniera diversa. Lo sguardo è dissociato dal movimento della struttura del corpo, perché la nuca segue una direzionalità in maniera libera e non in controllo, ha anche un ritardo ritmico rispetto l’andamento del corpo. Se noi questa condizione di passività riusciamo a generarla all’interno del nostro andamento possiamo scoprire che apre delle nuove possibilità. Questo esercizio che dura un’ora non lo faremo ma partiremo già dall’idea di un corpo che osserva la possibilità di scollegare la nuca e di vedere in che modo lo sguardo si apre dissociato da un movimento perdendo il controllo, perdendo anche la relazione tra direzionalità che scelgo e sguardo. Dissocio questa relazione.

Non è più un esperienza individuale tra un punto A e un punto B, ma inizio a scegliere in base a quello che si genera quando entro colloco l’azione, interrompo l’azione, installo un’idea di durata.

Autonomamente mi scrivo degli obbiettivi che si devono relazionare con quello che succede.

Proviamo a ragionare su un concetto di deterritorializzazione da un punto di vista relazionale, nel momento in cui una persona propone uno spazio un’attività come agganciarsi perché l’incontro possa essere uno spostamento e un cambiamento repentino di ciò che è stato proposto. Un cambio verso l’ignoto insieme. Lavorare sull’accordo avendo un habitat comune, un corpo che è sempre fuori. Obbiettivo comune ma l’individualità non viene mai compromessa.

10-Parcheggio Spazio Teorema

Artista Strasse

nome pratica: telecamera umana

da: Strasse

origine: Strasse

durata: 1° 30 minuti/2° 30 minuti

  1. Nella nostra prima fase di lavoro abbiamo introdotto la macchina come strumento e filtro d’osservazione della realtà, usando l’automobile come una telecamera che inquadra quello che c’è all’esterno. Ad un certo punto siamo scese dalla macchina e abbiamo tentato di tradurre questo linguaggio anche nel corpo, facendo un lavoro di approccio alle informazioni della realtà esterna usando il corpo come una telecamera e quindi questa pratica serve per mettersi in relazione all’esterno e osservare con un certo livello di attenzione quello che accade all’esterno sia dal punto sonoro e visivo, attraverso delle scelte di inquadratura in un processo in cui il corpo è al servizio di questa funzionalità, e perciò la forma va a servire questa funzione.
  2. Un altro modo in cui noi lavoriamo è un modo diretto di reazione al contesto. Quindi, partendo dal contesto e dalla nostra necessità relativa ad esso, decidiamo come relazionarci e cosa fare. Cerchiamo nel lavoro di accendere una relazione di sguardo e di esposizione tra il gruppo e la persona che si lascia guardare: una forte componente del nostro lavoro è la relazione. In Drive solo uno spettatore può salire sulla macchina, c’è una cura estrema per uno solo che è invitato a seguire il lavoro.

11-Letto del Fiume

Artista: DOM

Nome della pratica: L’uomo che cammina

da: Dom (Valerio Sirna e Helene Gautier)

origine: Dom + silvia rampelli

Il principio che più ci interessava era l’equilibrio tra la pura presenza di un corpo in un paesaggio, in uno spazio, con un’attenzione architettonica, da lì innestare una dimensione narrativa. Dalla neutralità di un corpo in uno spazio innestare un particolare narrativo.

La pratica consiste nel descrive 2 pratiche che non verranno attuate, quinid in pratica legate all’immaginario

La pratica che proponiamo “Bagno cafone”, abbiamo portato tatuaggi finti, musiche ucraine, gomme da masticare, palloncini per i gavettoni. All’interno di questo bagno ci sono una serie di attività, tipo acqua gym.

L’altra pratica è quello di chiedere ad una persona di prendere un punto nello spazio in lontananza nel fiume, e detergersi, lasciarsi guardare mentre faceva questa azione, ancora da un semplice posizionamento nello spazio come si innesta un’azione narrativa.

12-Scuola elementare

Artista: Ivana Muller

Nome delle pratica: Discussione

da: Ivana Muller

origine: Ivana Muller

 

Si propone di discutere intorno al tema dell’arte prendendo come pretesto la descrizione dei propri principi di lavoro artistico/ il motore e le necessità che muovono una ricerca.

13-Ristorante Zaghini

Artista: Riccardo Fazi

Nome della pratica: Discussione

da: Riccardo Fazi

origine: Riccardo Fazi

In relazione alla proposta di Ivana Muller, si propone di discutere intorno al tema dell’arte prendendo come pretesto la descrizione dei propri principi di lavoro artistico/ il motore e le necessità che muovono una ricerca.

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